“Per me si va negli studi dolenti,
Per me si va ne l’etterno dolore,
Per me si va tra sperduti studenti.
Ingiustizia mosse il mio basso fattore;
Fecemi le menti devastate,
La sozza sapienza e’l futuro persecutore.
Dinanzi a me non fuor cose create
Se non pallose, e io pallosa perduro.
Lasciate ogne speranza, voi che mi studiate!”
Queste parole di colore oscuro
Vid’ïo scritte al sommo d’un testo;
Per ch’io: “Prof, lo studiar m’è duro!”
Ed ella a me, come individuo onesto:
“Qui si convien lasciare ogne speranza;
Ogne bossa che qui sia morta presto.
Tu sei venuto al loco della mattanza
Dove vedrai le genti dolorose
C’hanno già perduto l’esultanza...”
Quinci sospiri, pianti e urla mostruose
Risonaro nella classe sanza avvenire,
Quand’ella cominciò a spiegar mille cose.
Diss’ïo: “Prof, che boiate ci tocca udire?
E che gente è, che dal delirio par vinta?”
Poi ch’in me nascea il disïo di morire.
E la classe a me: “È misera spinta
Però di studiar filosofi pazzi,
La cui testa di boiate è cinta!
Quinci solo l’ora possiam saltare,
Evitando grevi quattro e duri mazzi,
E il cerbero solingo lasciam sbraitare!”