Nel mezzo del cammin verso casa
mi ritrovai per una strada oscura,
ché pel bus lunga era l’attesa.
Ahi quanto a dir qual’era è cosa dura
esta strada lorda e buia e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è triste che poco è più morte;
ma per trattare di ciò ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Io non so ben ridir com’i’ mi ci trovai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la sicura casa abbandonai.
Ma poi ch’i’ fui al piè d’un bus giunto,
là dove terminava la via trista
che m’avea di paura il cor compunto,
guardai in alto e vidi l’autista
vestito di blu nella sua tenuta discreta
che mena ratto altrui per ogni pista.
Allora fu la paura un poco queta,
che a una fermata m’era durata
la sera ch’i’ passai con tanta pieta.
E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del bus a la porta,
si volge a la ressa perigliosa e guata,
così la schiena mia, ch’ancor è storta,
volsi a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.
Poi ch’èi posato sul sedile il corpo lasso,
partì’l bus per la via diserta,
sì forte ch’i’ rimasi di sasso.
Ed ecco, che del motor fu concerto,
un tossico sozzo e lordo molto,
che di rossi bubboni era coperto;
grattando lento il proprio volto
per un “viaggio” di lire chiese duecento
ch’i’ mai dal portafoglio avrei tolto.
Temp’era dal principio del tormento,
che ’l bus corre ‘n sù le fermate
e a destra e a manca lo sbatter era violento
e ratte le ossa mie parean spaccate;
sì ch’a bene sperar m’era cagione
che quel tossico dalle vene drogate
mosso si fosse fuor dal coglione;
ma non sì che schifo non mi desse
la vista che m’apparve d’un barbone.
Tale era ’l puzzo che parea si svenisse
a cagion d’una latrina che camminava
sì che parea che l’aere ne tremesse.
Ed una zoccola, che per come s’abbigliava
tutta non rimirarla era crudeltà
e molti clienti ogne sera strabiliava,
questa mi mostrò tanta beltà
ma con paura ch’ïo non avea soldi,
ch’io perdei la speranza de la fedeltà.
E qual è quei che volentieri l’acquista,
e giugne ‘l tempo che ’l virus ei prende
e che ’n ospedale tutto piange e s’attrista;
tal mi fece la zozza ch’a me si vende
che, venendomi ‘ncontro, a poco a poco
la ripignevo là dove luce non scende.
Mentre ch’ella lavorava in basso loco,
dinanzi a me vidi d’un distintivo il luccicore
di chi per lungo silenzio parea fioco.
Quando vidi costui fu grande ’l stupore
“miserere di me”, gridai a lui,
“qual che tu sii, od omo o controllore!”
Rispuosemi: “controllore, omo mai fui,
e li modi miei sono bastardi,
fors’anche pel modo in cui
faccio le multe, ancor che sia tardi,
a le genti prive del loro biglietto
e guai a coloro ch’osan essere bugiardi.
Autista fui, ora a multar mi diletto
a ragion per cui m’appellano figlio di troia,
poi che l’esser crudelo è mestiere prediletto.
Ma tu perché torne a quest’ora boia?
perché non sei già alla tua sicura dimora
ch’a quest’ora a girar per strada non è gioia?”.
“Oh Controllore prova a rimirar l’ora
che nel buio nasconde un gran pompino”,
rispuos’ io lui con un gemito godendo allora.
“Certe cose non s’hanno da fare in mattino,
vogliami scusare se del bus ho approfittato
ch’a casa non potrei nemmeno un pochino."